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'Il Calamaro e la Balena' di Noah Baumbach, USA 2005

Postato il 06/11/2006
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Come si fa a separarsi, decidendo per l'affidamento congiunto senza traumatizzare i figli e...senza fare impazzire il gatto e farlo scappare!?!?
Questo delizioso film, altro non è che la biografia del regista, che porta in scena la sua personale esperienza riguardo la separazione dei suoi genitori.

Brooklyn, anni '80.
Una famiglia di 'intellettuali' si sta sfaldando perchè, pare, le qualità della moglie stanno superando quelle del marito, ex scrittore di grido, ormai incapace di pubblicare un suo lavoro.
Il 'collasso' familiare si consuma tra partite di tennis e di ping-pong all'ultimo sangue, scoperte di tradimenti e improbabili nuove relazioni.
In questo trambusto i figli sono costretti a traslocare da una casa all'altra (gatto incluso) con conseguenti malesseri umorali.

Ma non c'è da spaventarsi, il film è illuminante e piacevolissimo, veramente!

Poi ci sono un paio di episodi memorabili, pungenti...e di sottile intelligenza che ho adorato

* Il primogenito partecipa ad un concorso musicale presentando come brano inedito 'Hey you' dei Pink Floyd...e i genitori, commossi, lo incitano...

E qui mi son chiesta: 'Ma non sono intellettuali? E gli intellettuali non conoscono i Pink Floyd?'
Ecco il risultato quando un figlio si sente schiacciato dalla responsabilità di tenersi all'altezza dei genitori.

* Il commento del padre al figlio maggiore verso l'attuale fidanzato della madre, un tennista : ''Lui non è come noi. Lui è un filisteo".

Illuminante questa frase, filisteo = non legge libri = inferiore. Eh si, perchè il padre è convinto che nella vita si valga 'zero' se non si è intellettuali!

* La soluzione al titolo-rebus nel finale. Il figlio maggiore osserva al Museo di Storia Naturale di New York un diorama che raffigura un calamaro e una balena.

La sopravvivenza nell'oceano della vita è cosa assai ardua per dei figli/calamari se schiacciati dalla pressante pesantezza di genitori/balene.

Il figlio maggiore parteggia per il padre, vivendo di frasi fatte e di idee impiantate dal genitore nella sua acerba mente.
Il figlio minore è come la madre, più fisico, diretto, emozionale.

Film con un messaggio di critica profondo, cosparso di un dolore palpabile, a mio avviso, ancor più vistoso perchè raccontato in chiave ironica e paradossale.
Unico appunto da fare: è troppo breve, appena finisce si sente l'innegabile desiderio di riguardarlo, per la paura di aver perso qualcosa, una frase, uno sguardo, una canzone (sempre azzeccate).

Ultima modifica: il 16/02/2007 alle 15:04

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